Libera professione – Adempimenti

Iscrizione Albo Professionale

Come ogni professionista che voglia esercitare la professione occorre prima di tutto essere iscritti all’Albo Professionale del capoluogo di Provincia dove si è residenti o insiste il domicilio professionale. Occorre presentare personalmente i documenti richiesti per l’iscrizione ed in particolare: domanda di iscrizione con marca da bollo da euro 14,62, originale o copia autentica del diploma di infermiere professionale o assistente sanitario o vigilatrice d’infanzia, carta di identità, codice fiscale, due fotografie identiche in formato tessera, ricevuta di pagamento della tassa di concessione governativa di euro 168,00 e versamento di euro 60,50 per quota sociale annua e tassa immatricolazione.
I cittadini extracomunitari devono presentare anche il permesso di soggiorno in originale, e se hanno conseguito diploma all’estero occorre consegnare anche originale o copia autentica del decreto di equipollenza rilasciato dal Ministero della Salute.
Per maggiori informazioni si consiglia di collegarsi al sito www.ipasvimi.it

Partita IVA

Il professionista infermiere che sceglie di intraprendere la libera professione deve “aprire” la Partita IVA. L’apertura della Partita IVA è una condizione necessaria per poter esercitare la libera professione.
Erroneamente si crede che possano essere adottate forme alternative quale, per esempio, quella delle prestazioni occasionali. Le prestazioni occasionali sono quelle prestazioni che occasionalmente, per committenti diversi tra loro, vengono svolte nell’anno producendo un reddito non superiore a 5000,00 euro lordi e che non impegnino il professionista per più di 30 giorni. L’importo percepito nell’anno per prestazioni occasionali è soggetto alla tassazione Irpef.
Per aprire la Partita Iva è necessario rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. I lavoratori autonomi devono utilizzare il modello AA9/11 che è reperibile sia online sul sito www.agenziaentrate.gov.it sia presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate del proprio comune.

Il modello AA9/11 deve essere presentato entro 30 giorni dalla data di inizio attività in una delle seguenti modalità:

  • in duplice esemplare direttamente (o tramite persona delegata) a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate
  • in unico esemplare a mezzo servizio postale, mediante raccomandata, allegando copia fotostatica di un documento di identificazione del dichiarante, da inviare a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui risultano spedite
  • in via telematica direttamente dal contribuente o tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica. Le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui si conclude la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’apertura della partita Iva può avere valore retroattivo al primo giorno del mese in cui la si è aperta, quindi, per fare un esempio, è possibile cominciare a lavorare il primo giorno del mese, aprire la partita Iva il 20 del mese, e fatturare le prestazioni svolte sin dal primo giorno del mese in corso.
Esistono diversi regimi di partita Iva, finalizzati ad una diversa contribuzione fiscale a seconda del reddito del professionista:
La partita Iva di tipologia “ordinaria”: viene aperta dai professionisti che presumono di avere un reddito superiore ai 30.000,00 euro lordi annui o che non hanno i requisiti per accedere al regime agevolato. La tassazione è uguale a quella che hanno i lavoratori dipendenti, ovvero in funzione del reddito si pagano le tasse a seconda delle aliquote previste per l’anno in corso; tutta una serie di costi che però il professionista deve sostenere per svolgere la sua attività possono essere percentualmente dedotti o detratti a seconda della tipologia del costo, si pensi ad esempio il costo dell’auto che si utilizza per spostarsi, compresa la benzina, le spese telefoniche, i contributi previdenziali, ecc.

Il nuovo regime forfetario 2016

Dal 2016 il regime forfetario resta l’unica alternativa al regime ordinario per le persone fisiche che svolgono o iniziano un’attività d’impresa, di arte/professione, e che possiedono determinati requisiti. Il regime dei minimi, infatti, è stato abrogato, e resta in vigore fino a scadenza naturale solo per i soggetti che, avendone i requisiti, ne hanno fatto opzione entro il 31.12.2015, o per coloro che lo applicavano già da prima. Chi inizia una “nuova” attività dal 2016, e possiede i requisiti previsti, può adottare eventualmente il regime forfetario “start up”, di durata quinquennale e con aliquota agevolata al 5% (anziché 15%).

Possono aderire al regime (e continuare a restarvi) le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arte o professione che nell’anno solare precedente:
• abbiano conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a determinate soglie che variano a seconda del codice ATECO specifico dell’attività svolta. A decorrere dal 2016, la soglia dei ricavi e dei compensi è stata aumentata a 30.000 Euro per le attività svolte dagli esercenti arti e professioni, e quindi anche per la professione infermieristica;
• abbiano sostenuto spese per l’acquisizione di lavoro per importi complessivamente non superiori a 5.000 Euro lordi a titolo di lavoro dipendente, co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione, lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore ex art. 60, TUIR;
• abbiano sostenuto un costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali al 31.12 non superiore a 20.000 Euro (i beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, arte o professione, e per l’uso personale o familiare del contribuente concorrono al calcolo del limite di 20.000 € nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo per l’attività esercitata). Ai fini di tale limite non vanno considerati:
◦ i beni immobili comunque acquisiti ed utilizzati;
◦ i beni di costo unitario non superiore a € 516,46.
• in caso di esercizio di attività di lavoro dipendente (o assimilati), non abbiano conseguito redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di 30.000 Euro. Il rispetto di tale limite non rileva se il rapporto di lavoro dipendete o assimilato risulti cessato.

Non possono aderire al regime forfetario coloro che:
• si avvalgano di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari ai fini della determinazione del reddito (cessione di generi di monopolio, vendita di beni usati, agriturismo, ecc…);
• non siano residenti. Il regime è comunque applicabile dai soggetti residenti in uno Stato UE/aderente allo SEE qualora producano in Italia almeno il 75% del reddito;
• in via esclusiva o prevalente, effettuino cessioni di fabbricati/porzioni di fabbricato, di terreni edificabili ex art. 10, comma 1, n. 8, DPR n. 633/72 ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;
• contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipino a società di persone/associazioni professionali/srl trasparenti;

Per aderire al regime è irrilevante l’età del contribuente e non è previsto alcun limite di durata.

I soggetti che adottano il regime forfetario beneficiano delle seguenti semplificazioni:
• per quanto riguarda l’Iva sono in generale esonerati dal versamento dell’imposta (e di contro non hanno diritto alla detrazione dell’Iva a credito)
• inoltre sono esonerati dall’obbligo:
◦ della registrazione delle fatture emesse/corrispettivi;
◦ della registrazione degli acquisti;
◦ della tenuta e conservazione dei registri e dei documenti, ad eccezione per le fatture di acquisto e le bollette doganali;
◦ della dichiarazione e comunicazione annuale IVA;
◦ della comunicazione del c.d. spesometro;
◦ della comunicazione black list;
◦ della comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute;
• sono invece obbligati:
◦ a numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
◦ a certificare e conservare corrispettivi.
◦ a presentare gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie;
◦ a versare l’Iva in relazione agli acquisti di beni intraUE di importo annuo superiore a € 10.000 e ai servizi ricevuti da non residenti con applicazione del reverse charge.

Per quanto riguarda le imposte sui redditi, i soggetti che adottano il regime forfetario:
◦ sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
◦ determinano il reddito d’impresa o di lavoro autonomo in maniera semplificata, applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività (78%), e scomputando da tale ammontare i contributi previdenziali obbligatori versati;
◦ sono obbligati alla conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;
◦ per quanto riguarda l’IRAP, essi sono esclusi da tale imposta;
◦ per quanto riguarda gli studi di settore, essi sono esonerati dalla loro presentazione (anche dai parametri);
◦ per quanto riguarda gli adempimenti in qualità di sostituti d’imposta, essi:
• non subiscono la ritenuta alla fonte e a tal fine rilasciano apposita dichiarazione che può essere inserita anche nella fattura;
• non effettuano la ritenuta alla fonte. Sussiste comunque l’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi il codice fiscale del percettore delle somme che non sono state assoggettate a ritenuta.

A tal proposito sulle fatture emesse andrà riportata la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 così come modificato dalla Legge numero 208/2015. Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi dell’articolo 1 comma 67 della Legge numero 190/2014.
Imposta di bollo da 2 euro assolta sull’originale per importi maggiori di 77,47 euro”.

Calcolo del reddito

Ai fini delle imposte dirette, il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività differenziato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata (78% per gli infermieri), senza tener conto delle spese sostenute nell’anno. Questa è la principale novità del regime, in quanto diversamente da quanto avveniva con gli altri, il reddito non è più calcolato come differenza tra componenti positivi e negativi.

Una volta determinato il reddito imponibile, si scomputano da esso i contributi previdenziali versati in base alla legge. L’eventuale eccedenza che non ha trovato capienza nel reddito dell’attività assoggettata al regime forfetario può essere portata in diminuzione dal reddito complessivo come onere deducibile.

Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP. Il versamento dell’imposta sostitutiva segue le stesse regole previste per l’Irpef, e devono essere utilizzati i codici tributo istituiti con la Risoluzione 59/E dell’11 giugno 2015:
• “1790” (acconto prima rata);
• “1791” (acconto seconda rata o in unica soluzione);
• “1792” (saldo).

Regime forfetario start up

Per favorire l’avvio di nuove iniziative produttive, l’aliquota sostitutiva del regime agevolato viene ridotta dal 15 al 5% per i primi 5 anni di attività. Per beneficiare dell’aliquota ridotta è necessario il verificarsi dei seguenti requisiti:
1 il contribuente non ha esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
2 l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente/autonomo, escluso il caso in cui la stessa costituisca un periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio dell’arte / professione;
3 qualora l’attività sia il proseguimento di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi / compensi del periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di ricavi / compensi previsti per il regime forfetario.
Potranno avvantaggiarsi di questa condizione non solo coloro che aprono una nuova attività nel 2016, ma anche coloro che l’hanno iniziata nel 2015. In quest’ultimo caso l’agevolazione sarà limitata alle ultime quattro annualità (dal 2016 al 2019).

Comunicazione al Collegio di inizio attività

La comunicazione al Collegio è obbligatoria al fine di tenere aggiornato l’elenco dei liberi professionisti, presso ogni Collegio è possibile ritirare il modulo che va consegnato direttamente o spedito per posta. Al fine di tener aggiornato l’elenco dei liberi professionisti è necessario comunicare anche la cessazione dell’attività libera professionale.

Copertura assicurativa

Svolgere la professione di infermiere richiede assunzione di grandi responsabilità, in ragione del fatto che ad essere assistiti sono esseri umani. E’ necessario pertanto avvalersi di una assicurazione di responsabilità civile verso terzi, che tuteli il professionista dal dover risarcire con i propri risparmi un cliente che abbia accidentalmente subito un danno per causa del professionista stesso. La recente riforma degli ordini professionali – D.P.R. 7/8/2012 n. 137 art. 5 – ha introdotto l’obbligo per i professionisti di stipulare assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio della professione e l’obbligo di informare i clienti circa gli estremi della polizza e del massimale.
Così come è opportuno stipulare una assicurazione di responsabilità infortuni e malattia.

Responsabilità civile: esistono diverse compagnie assicuratrici che propongono questa forma assicurativa, ma è importante che gli infermieri sappiano che la Federazione Nazionale dei Collegi degli Infermieri ha stipulato una convenzione con una compagnia assicurativa, che consente la stipula di una polizza “Responsabilità civile Professionale” al fine di assicurarsi per responsabilità civile verso terzi al costo di 48,00 euro l’anno, ottenendo una copertura per un massimale di 2.000.000,00 di euro per anno e per assicurato, retroattività di 3 anni e garanzia postuma automatica inclusa per 12 mesi, trascorsi i quali è acquistabile un ulteriore periodo di garanzia di 48 mesi.
E’ possibile sottoscrivere anche la polizza “Tutela Giudiziaria” che prevede garanzia prestata per le spese sostenute durante il tempo dell’assicurazione, in conseguenza di un evento originario accaduto durante la vigenza del presente contratto o entro i tre anni antecedenti la sua decorrenza, e/o entro un anno dalla scadenza naturale del contratto, in conseguenza di un evento originario accaduto durante il periodo dell’assicurazione. l’assistenza legale di un pool di avvocati esperti in contenziosi infermieristici qualora ve ne fosse bisogno; massimale di euro 5.000,00 per sinistro, per anno e per assicurato; garanzia postuma automaticamente inclusa per 12 mesi, trascorsi i quali è acquistabile un ulteriore periodo di garanzia di 48 mesi.
Per aderire al programma di Protezione Ipasvi è necessario collegarsi al sito di www.ipasvimi.it dove si trovano tutte le informazioni relative alle caratteristiche della polizza responsabilità civile e tutela giudiziaria e tutti documenti necessari e utili per aderire. La copertura assicurativa decorre dalle ore 24.00 del giorno in cui viene pagato il premio assicurativo sul conto corrente postale fatto salvo l’invio del modulo di adesione debitamente compilato e firmato in tutte le sue parti e la ricevuta dell’avvenuto pagamento.
Infine, indipendentemente dalla data di adesione, la polizza scade alle ore 24.00 del 30 aprile di ogni anno, salvo disdetta comunicata da una delle parti.

Responsabilità infortuni e malattia: Enpapi ha sottoscritto anche una convenzione con Emapi – Ente di Mutua Assistenza per i Professionisti Italiani per i professionisti. In questo caso si avrà la Copertura Infortuni professionali ed extraprofessionali che copre il professionista ed eventualmente il suo nucleo familiare dagli infortuni che possono sopraggiungere durante l’attività lavorativa e non. Collegandosi via internet al seguente sito www.emapi.it è possibile scaricare il contratto di assicurazione, le condizioni, il modulo per l’iscrizione e gli estremi del pagamento.

Per aderire alla copertura è necessario compilare gli appostiti moduli on line scaricabili in formato pdf e versare il relativo contributo. Il contratto prevede che il periodo di copertura sia dal 1° marzo 2012 al 28 febbraio 2013. E’ comunque prevista l’adesione nel corso dell’anno, in questo caso la copertura assicurativa decorrerà dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è effettuato il versamento, e la copertura si concluderà per tutti il giorno 28 febbraio 2013. Pertanto la copertura assicurativa avrà inizio dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è fatto il pagamento (ad esempio se sottoscrivo la polizza e pago la quota nel mese di luglio, la copertura assicurativa avrà luogo a partire dalle ore 0.00 del primo di agosto 2012 e terminerà il 28 febbraio 2013).

Forme di esercizio

La libera professione può essere sostanzialmente esercitata in forma individuale o in forma associata.
Le forme di esercizio sono quella di lavoratore autonomo, di socio di cooperativa sociale, di socio di studio associato professionale.

La previdenza

I liberi professionisti infermieri devono obbligatoriamente versare i contributi all’Ente di Previdenza e Assistenza degli Infermieri (ENPAPI) e non all’Inps (come invece fanno i lavoratori dipendenti), e tanto meno devono versarli alla gestione “separata Inps”.
Qualunque attività che abbia attinenza con la professione infermieristica, che non sia da lavoro dipendente, deve vedere il versamento dei contributi all’ENPAPI.

Pertanto sussiste l’obbligo di iscrizione ad Enpapi da parte dei soggetti, iscritti nei Collegi provinciali IPASVI, che esercitano l’attività libero professionale:

  • in forma individuale in quanto titolari di:
    • partita IVA
    • rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
    • prestazioni di lavoro autonomo non abituale
  • in forma associata in qualità di:
    • associato ad uno studio professionale
    • socio di cooperativa sociale con rapporto di lavoro autonomo.

L’infermiere libero professionista deve inviare all’ENPAPI la domanda di iscrizione utilizzando il modulo “domanda di iscrizione” disponibile sul sito www.enpapi.it. La domanda deve essere trasmessa insieme ad un documento d’identità entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività di libero professionista.

Il contributo soggettivo obbligatorio che deve versare il libero professionista a partire dal 2012 è pari al 12% del reddito netto professionale (al netto delle spese ma al lordo della ritenuta d’acconto) da lavoro autonomo conseguito nell’anno di riferimento e risultante dalla relativa dichiarazione dei redditi. In ogni caso è dovuto un contributo soggettivo minimo pari a euro 760,00 annui.
E’ necessario sottolineare che per i prossimi 4 anni è previsto un aumento progressivo di tale aliquota annuale fino ad arrivare al 16%, questa scelta è stata determinata dalla necessità di poter offrire una prestazione professionale dignitosa al professionista che in questo modo passa dal 25-30% del reddito ad oltre il 60%. Anche il contributo minimo aumenterà progressivamente di anno in anno sino ad arrivare a circa 1.600 euro annui.
Alcuni soggetti possono ottenere la riduzione del 50% del contributo soggettivo minimo se:

  1. svolgono, oltre alla libera professione, anche attività di lavoro dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time) con orario di lavoro inferiore o pari alla metà del tempo pieno (riduzione per contestuale lavoro dipendente);
  2. rimasti inattivi per almeno sei mesi continuativi nel corso dell’anno solare (riduzione per inattività professionale);
  3. gli iscritti che non abbiano compiuto il trentesimo anno di età all’atto della prima iscrizione all’Ente (riduzione per età);
  4. gli iscritti, titolari di partita IVA, per i primi 4 anni di iscrizione all’Ente.

Le riduzioni non sono tra di loro cumulabili. Le riduzioni si applicano solo al contributo soggettivo minimo. È comunque dovuto il contributo soggettivo calcolato in percentuale sul reddito professionale prodotto.

Il contributo integrativo dovuto annualmente da ogni iscritto è, a partire dal 2012, pari al 4% da applicare su tutti i corrispettivi lordi che concorrono a formare il reddito imponibile dell’attività infermieristica libero-professionale, anche se questi sono esenti da Iva ovvero sono stati percepiti nell’ambito di collaborazioni coordinate e continuative.
Diversamente, su indicazione dei Ministeri Vigilanti, per le Pubbliche Amministrazioni il contributo integrativo resta fisso al 2%.
Infine il contributo è dovuto indipendentemente dall’effettivo pagamento eseguito dal debitore.
In ogni caso è dovuto un contributo integrativo minimo attualmente pari a euro 150,00 annui.
Tali versamenti sono obbligatori, e il professionista incorre in severe sanzioni nel caso evada i contributi previdenziali.
Il libero professionista, al di là della quota obbligatoria, è libero di versare quote superiori per poter accrescere il proprio “patrimonio contributivo” e godere in futuro di buone se non ottime prestazioni pensionistiche.
Infine si ricorda che i contributi soggettivi sono fiscalmente deducibili ai fini Irpef, mentre il contributivo integrativo non è deducibile.

Compatibilità per l'esercizio

Per una obsoleta legge esiste ancora oggi un vincolo di incompatibilità per il dipendente di un ente pubblico, di svolgere altra o stessa professione per conto di altri o individualmente.
Infatti l’art.53, D. Lgs. n.165, del 30.03.01, rubricato “Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi”, dispone, al primo comma, che: “Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, salva la deroga prevista dall’articolo 23-bis del presente decreto, nonché, per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dall’articolo 1, commi 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresì le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994,
n. 297, all’articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all’articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva modificazione ed integrazione della relativa disciplina”.

Pertanto ad oggi vi è assoluto divieto di cumulo per tutti pubblici dipendenti con rapporto di lavoro a tempo pieno per alcune categorie ed in particolare per tutto il Comparto Sanità dove l’art. 53 rinvia a quanto disposto dall’art.4, c.7, L. n.412, 30.12.91 che sancisce che: “Con il Servizio Sanitario Nazionale può intercorrere un unico rapporto di lavoro. Tale rapporto è incompatibile con ogni altro rapporto di lavoro dipendente, pubblico o privato, e con altri rapporti anche di natura convenzionale con il Servizio Sanitario Nazionale. Il rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale è altresì incompatibile con l’esercizio di altre attività o con la titolarità o con la compartecipazione delle quote di imprese che possono configurare conflitto di interessi con lo stesso…”.
Pertanto tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ivi inclusi quelli del Comparto Sanità e, in specie, gli infermieri, non possono svolgere la cd. doppia attività, né in proprio, né alle dipendenze di terzi.
Tuttavia qualora il dipendente abbia un rapporto di lavoro a tempo parziale, o sia stato preventivamente autorizzato dall’amministrazione datrice di lavoro, anche se assunto a tempo pieno, può esercitare un’altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma anche mediante l’iscrizione ad albi professionali. In entrambi i casi il presupposto comune per la liceità del cd. cumulo di impieghi è l’assenza del conflitto d’interessi cui, nel secondo, si aggiunge anche lo obbligo di specifica autorizzazione dai competenti organi “secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell’interesse del buon andamento della pubblica amministrazione”.
Tutto quanto sopra non si applica ai dipendenti di aziende private in quanto non sono soggetti a tali vincoli, se non nella misura in cui il loro contratto preveda l’impossibilità per loro di svolgere l’attività anche altrove.
Una situazione quindi che avvantaggia l’infermiere dipendente di azienda sanitaria privata rispetto al dipendente pubblico; iniqua e verso la quale si sta lavorando per l’abrogazione.
Il libero professionista deve invece pretendere che nessun committente possa imporgli un rapporto di esclusività.

Consulenza sull'esercizio libero professionale

Nursing Project fornisce consulenza agli infermieri che vogliono intraprendere la libera professione o che semplicemente desiderano essere informati.

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